Che cos’è il Metamodello in PNL

Di 20 aprile 2020News, PNL
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Che cos’è il Metamodello in PNL?
Il Metamodello, nell’ambito della PNL, è uno strumento linguistico che, utilizzato nel modo giusto, permette di comunicare meglio, recuperando quanto, attraverso generalizzazioni, cancellazioni e deformazioni, il nostro cervello lascia in secondo piano.

Che cos’è il Metamodello in PNL

Cos’è il Metamodello in PNL: la Struttura del Linguaggio

Per comprendere che cos’è il Metamodello nell’ambito della PNL e qual è la sua funzione, dobbiamo innanzitutto conoscere in che modo si compone la struttura del linguaggio individuale.

Secondo Richard Bandler e John Grinder, gli individui hanno della loro esperienza del Mondo una rappresentazione linguistica completa, indicata come Struttura Profonda. Quando comunicano ad altri la loro esperienza, lo fanno scegliendo parti di questa struttura: la serie di scelte che operano porta alla cosiddetta Struttura Superficiale.

Le parole che usiamo per comunicare dicono davvero molto di noi, in particolare del nostro sistema di credenze di cui i nostri comportamenti sono conseguenza. Dunque, studiare il sistema linguistico di una persona significa anche capire il mondo interiore di quella persona.

Abbiamo detto che, quando comunichiamo, creiamo una struttura superficiale che desumiamo, per scelte, da quella profonda. Queste scelte comportano delle vere e proprie Trasformazioni Linguistiche. Il Metamodello aiuta a individuare e descrivere queste trasformazioni: conoscerlo e utilizzarlo nel modo corretto ci permette di conoscere cosa c’è oltre la struttura superficiale delle persone con le quali interagiamo e, altresì, di arrivare alla struttura profonda del nostro stesso dialogo interno.

Che cos’è il Metamodello in PNL e a cosa serve

Dunque, alla domanda Che cos’è il Metamodello in PNL possiamo rispondere che il Metamodello è uno strumento grazie al quale è possibile andare oltre la tendenza umana a generalizzare, eliminare e distorcere le informazioni nel procedimento di creazione della struttura superficiale, questo attraverso una scelta di domande corrette e mirate.

Il Metamodello fu presentato per la prima volta dai due padri della PNL nel libro La struttura della magia, opera uscita nel 1975 e, da allora, uno dei pilastri della Programmazione Neuro-Linguistica.

Dopo aver dato una definizione di che cos’è il Metamodello in PNL e dopo aver spiegato come l’individuo organizza e comunica le sue esperienze, vediamo i tre procedimenti che vengono messi in atto tra struttura profonda e struttura superficiale:

Distorsioni. Si tratta di convinzioni che contengono delle alterazioni misurabili della realtà. Le distorsioni sono l’espressione delle false credenze che abbiamo accumulato nel tempo su noi stessi e il mondo circostante e, spesso, condizionano tanto i nostri ragionamenti quanto le nostre possibilità di scelta.

Tra le distorsioni ci sono:

  • Equivalenza complessa, vale a dire l’associazione di un comportamento a uno specifico significato;
  • Causa effetto, vale a dire la creazione di un nesso di causa effetto, laddove, di fatto, non esiste un’effettiva correlazione;
  • Lettura del pensiero, ovvero la convinzione di sapere cosa sta pensando l’altro;
  • Presupposizioni, ovvero tutte quelle informazioni contenute in modo implicito, perché date per buono, all’interno di un enunciato.
  • Nominalizzazioni, riguardano il processo attraverso il quale un verbo viene trasformato in un sostantivo. Ad esempio: “In questa azienda c’è poca chiarezza!” (la parola “chiarezza” è usata in luogo del verbo “chiarire”);
  • Generalizzazioni. Si tratta di trasformazioni che riconducono all’interno di un singolo episodio un’ampia varietà di situazioni. In questo caso si può parlare anche di Economia Cognitiva, un processo mentale molto utile nel quotidiano, poiché si tratta dello stesso procedimento grazie al quale, se siamo in grado di guidare un’automobile, in linea generale siamo in grado di guidarle tutte. Se, in quest’ottica, si tratta di un procedimento utile e pratico, le generalizzazioni possono anche stabilire regole troppo ampie e omnicomprensive, privandoci della possibilità di ammettere dei dubbi, di voler fare esperienza e ampliare, così, il nostro ventaglio di conoscenze e possibilità.

Tra le generalizzazioni troviamo:

  • Quantificatori universali, vale a dire quelle parole che contengono generalizzazioni spaziali, temporali e sociali, come Sempre, Mai, Ovunque, Chiunque;
  • Operatori modali di necessità, ovvero quelle espressioni con cui introduciamo un pensiero, passandolo come qualcosa che è necessario, che bisogna fare;
  • Operatori modali di possibilità, vale a dire le espressioni con cui si assolutizza la possibilità o l’impossibilità di fare qualcosa;
  • Operatori modali di volontà, ovvero le espressioni con cui introduciamo un pensiero, vincolandolo alla volontà o alla mancanza di volontà di passare all’azione.

Cancellazioni. Le cancellazioni sono procedimenti che portano l’individuo a omettere parti della struttura profonda delle sue esperienze. Di fatto, come le generalizzazioni, sono un meccanismo utilizzato dal nostro cervello per agire in modo più rapido, per trovare delle scorciatoie.

Tra le cancellazioni troviamo:

Cancellazioni semplici, quando vengono cancellate parti del discorso, ad esempio “Mi sento a disagio” oppure “Sono teso” senza specificare cosa crea disagio o tensione;

Cancellazioni comparative, quando viene cancellato il termine di comparazione, rendendo assoluto un concetto. Ad esempio, ci troviamo dinanzi a una cancellazione comparativa quando sentiamo affermare “E’ troppo faticoso!”, senza che sia specificato rispetto a cosa è faticoso;

Mancanza di indici referenziali, quando, in una frase, omettiamo il soggetto e ricorriamo a espressioni generiche come Si pensa che, Dicono;

Verbi non specificati, quando al verbo non accompagniamo quelle specificazioni, ad esempio il Come e il Quando, che permetterebbero di comprendere meglio il senso della frase tutta. Alcuni verbi non specificati “tipici” sono: cambiare, risolvere, migliorare, capire.

Prima di andare avanti nell’approfondire che cos’è il Metamodello in PNL, è importante sottolineare un aspetto importante: distorsioni, generalizzazioni e cancellazioni sono procedimenti sani e utili che il cervello opera in modo automatico. Sono il frutto dei cosiddetti “Filtri Cognitivi”. Scopo dell’utilizzo del Metamodello non è eliminare questi meccanismi, ma fare in modo che si riesca a individuarli, fornendo la possibilità a se stessi o al proprio interlocutore di andare oltre o più a fondo, soprattutto quando questi procedimenti risultano limitanti o improduttivi.

Il Metamodello è uno strumenti grazie al quale possiamo andare oltre l’impoverimento della comunicazione, recuperando le parti che, in qualche modo, sono state omesse o alterate.

Inoltre, saper utilizzare il Metamodello, ci permette di comprendere meglio il mondo interiore e i procedimenti mentali del nostro interlocutore e, se lo utilizziamo su noi stessi, i meccanismi a cui ricorriamo automaticamente e acriticamente e che possono rappresentare un limite in tante direzioni: nella comprensione degli altri, nelle relazioni sul lavoro, nel raggiungimento degli obiettivi, nell’acquisizione di una maggiore autostima.

Le domande utilizzate nel Metamodello per andare oltre generalizzazioni, distorsioni e cancellazioni non cominciano con “Perché”, dal momento che questa congiunzione, che suona come un’obiezione, induce l’utente a fornire una giustificazione dei suoi comportamenti.

È importante sottolineare, a proposito di che cos’è il Metamodello in PNL, che le domande del Metamodello sono rivolte alla struttura linguistica, non al contenuto di un discorso, pertanto non devono suonare come un modo per mettere in discussione, ma come uno strumento per approfondire e ampliare.

L’importanza del Metamodello in PNL

C’è un esempio molto calzante per comprendere l’importanza del Metamodello: esistono una serie di strade che ci permettono di andare dalla nostra città, ad esempio, verso il mare. Mettiamo il caso che vengano eliminate tutte tranne una e che ci tocchi sempre prendere questa stessa strada, anche quando c’è traffico, anche quando vorremmo fare prima o, tutt’altro, vorremmo muoverci con tutta calma e goderci il panorama o, magari, un panorama diverso da quello abituale.

Ecco, ricorrere al Metamodello aiuta noi stessi e le persone con le quali ci relazioniamo a recuperare tutti quei possibili percorsi, ad avere un ventaglio più ampio di scelte e molti più punti di vista da cui guardare una medesima esperienza.

Dunque, alla domanda Che cos’è il Metamodello in PNL possiamo rispondere sottolineando la sua funzione, vale a dire quella di recuperare informazioni, di comprendere il nostro mondo interiore e quello degli altri, riconoscendo i limiti che noi stessi ci diamo e che prendono forma nella scelta delle parole, di individuare gli automatismi e, quando ostacolanti o limitanti, lavorarci per fare in modo che niente sia dato per scontato, per assodato e che possiamo scoprire quelle risorse che abbiamo tralasciato, scegliendo di percorrere sempre gli stessi percorsi.

Federica Palumbo

Autore Federica Palumbo

Coach Professionista e Tutor della Scuola Italiana di Life Coaching. Laureata in giurisprudenza, ha lavorato per diversi anni come Direttore Marketing in un’importante Azienda sanitaria. Vanta una profonda esperienza nel settore marketing e comunicazione; ha promosso e curato personalmente la stipulazione di accordi e convenzioni a livello nazionale con enti pubblici, grandi imprese e le più importanti associazioni di categoria. Master Pratictione in PNL, negli anni ha maturato una vasta esperienza nella gestione delle risorse umane, coordinando e guidando gruppi di lavoro nel conseguimento di importanti obiettivi di crescita e sviluppo del team. E’ esperta di autostima, comunicazione e relazione efficace, tecniche di vendita, motivazione, team building e outdoor training. Da sempre appassionata di Formazione e Crescita personale, dirige il Network Prometeo Coaching®.

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